Parodontologia: prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie parodontali
La parodontologia è la disciplina odontoiatrica dedicata alla salute dei tessuti di supporto dei denti e degli impianti: gengiva, legamento parodontale, cemento radicolare, osso alveolare. Obiettivo principale: conservare la dentatura naturale e, dove necessario, sostituire gli elementi perduti con impianti.
Classificazione delle malattie parodontali
Le malattie parodontali si distinguono in gengiviti e parodontiti. Le gengiviti interessano la sola gengiva marginale: arrossamento, edema, sanguinamento al sondaggio. Completamente reversibili. Le parodontiti comportano distruzione progressiva dell’apparato di supporto: perdita di attacco e di osso, formazione di tasche, talvolta recessioni. Il danno è nella maggior parte dei casi irreversibile. La prevalenza nella popolazione italiana è elevata (circa 60%); le forme gravi colpiscono il 10-14% e aumentano drasticamente dopo i 35 anni.
Diagnosi


La diagnosi parodontale si basa su anamnesi, esame obiettivo e sondaggio parodontale — manovra fondamentale, eseguita lungo tutta la circonferenza di ogni elemento dentale con una forza di circa 30 grammi. Rileva profondità delle tasche, livello di attacco clinico, coinvolgimento delle forcazioni, sanguinamento, tartaro subgengivale. L’esame radiografico endorale periapicale integra la diagnosi. Nei casi di parodontiti gravi o ad insorgenza precoce, esami microbiologici e di laboratorio orientano la terapia antimicrobica. Fattori di rischio da rilevare in anamnesi: fumo, diabete, farmaci (nifedipina, ciclosporina, difenilidantoina).
Terapia causale
Prima fase di ogni percorso terapeutico. Comprende: istruzione e motivazione all’igiene orale domiciliare, rimozione meccanica di placca e tartaro sopra e sottogengivale (con strumenti manuali, sonici o ultrasonici, con efficacia equivalente), eliminazione dei fattori ritentivi di placca, controllo dei fattori di rischio modificabili (fumo, diabete). La clorexidina trova indicazione nei pazienti che non riescono a eseguire correttamente le manovre meccaniche. Risultato atteso: placca residua inferiore al 30%, sanguinamento al sondaggio inferiore al 30%.

Terapia meccanica non chirurgica

La levigatura radicolare è il trattamento di base delle parodontiti. Strumentazione meccanica sopra e sottogengivale delle superfici radicolari per renderle biologicamente compatibili con i tessuti parodontali. Risultati attesi: riduzione del sanguinamento, riduzione della profondità di sondaggio, guadagno del livello clinico di attacco nelle tasche superiori a 3 mm. Effetti collaterali possibili: batteriemia transitoria, ipersensibilità dentale.
Terapia farmacologica
La terapia antibiotica sistemica è indicata in presenza di ascessi parodontali, parodontiti ad insorgenza precoce, forme refrattarie al trattamento meccanico, gengivite e parodontite necrotizzante. Non va somministrata senza una precedente terapia meccanica e senza adeguato controllo della placca. I regimi più utilizzati: metronidazolo + amoxicillina (più efficace nelle parodontiti ad insorgenza precoce), metronidazolo + ciprofloxacina (in caso di allergia alle beta-lattamine). La terapia topica — fibre di tetraciclina, gel di metronidazolo, chips di clorexidina, polimero di doxiciclina — riduce la microflora patogena in siti localizzati non responsivi alla terapia meccanica. È ausilio, non sostituto, della strumentazione convenzionale.

Terapia chirurgica

Indicata quando la terapia non chirurgica non raggiunge gli obiettivi (tasche residue ≥ 5 mm, coinvolgimento delle forcazioni, necessità di rigenerazione o correzione mucogengivale). Controindicata in presenza di scarso controllo di placca, tasche inferiori a 4 mm, condizioni sistemiche non adeguate. Le procedure disponibili includono: chirurgia resettiva per la riduzione delle tasche, rigenerazione tissutale guidata (membrane riassorbibili e non riassorbibili) per i difetti ossei angolari, chirurgia mucogengivale per la copertura di recessioni e l’aumento del tessuto cheratinizzato.
Terapia di supporto parodontale
Al termine della fase attiva, il paziente viene inserito in un programma di rivalutazioni periodiche per verificare la stabilità dei risultati. La comparsa di segni di recidiva richiede approfondimento diagnostico e, se necessario, ripresa della terapia. Studi clinici dimostrano che la maggioranza dei pazienti trattati mantiene i denti per tutta la vita con un adeguato programma di mantenimento.

